Il mondo di Cami
(sintesi tratta dall'INTRODUZIONE di Tommaso Ahrol al volume UmoristiCAMIente a cura di Paolo Forni)

Cami risolve tutto nella parola. La parola, il motto, ogni suo gioco è la prima importante ossessione di Cami.
I racconti, pur pensati e presentati come racconti, sono scritti in forma teatrale. La scrittura, quindi, si traveste immediatamente da oralità. In questo mondo parlato, poi, i personaggi praticamente non hanno nome. Il nome dei personaggi, in sostanza, si annulla in un rapido gioco di parole, che ne definiscono in maniera icastica ed estremamente essenziale la sostanza. Non importa come ti chiami. Importano le tre parole che ti descrivono. E anche nei casi, rari, in cui appaiono nomi propri, essi in verità hanno dentro una forza narrante, quale la straordinaria attrice Maggiorata Bruce (come non innamorarsene?), che trasforma i nomi stessi in attitudine descrittiva, funzionale al meccanismo narrativo. Ma tutto ciò funziona benissimo nel mondo camistico, perché nella sostanza è la parola a strutturare la realtà.
Così ci sembra naturale seguire una storia di testicoli perduti e ripetutamente passati di mano (Il senza palle della foresta vergine) o, per citarne solo un altro, una surreale rivisitazione della vicenda shespiriana di Giulietta e Romeo (Il figlio di Romeo o il figlio dell'odio).
Ma il testo rivelatore, direi la dichiarazione esplicita della poetica di Cami sta tutta in uno dei racconti più lunghi, ossia Pssitt et Pchutt, che già nella sostanza dichiara il gioco della maschera, ossia del doppio. I due protagonisti, infatti, esistono in quanto clown, e in quanto clown, ossia appartenenti a un mondo rovesciato, hanno nomi assurdi, cioè altro dalla logica normale. Sono nature di un mondo parallelo, diverso. Ma è una differenza formale, non sostanziale, perché - e qui c'è tutto Cami - "è da molto tempo che facciamo ridere le persone serie, ora è venuto il momento che noi ci divertiamo nel loro circo". La vita non è che una sequenza teatrale, o meglio nello specifico circense, che può far ridere, se vista con gli occhi di due clown, estranei quindi alla logica comune.