Umorismo del '900
GLI UMORISTI BOULEVARDIERS:
CAMI, PITIGRILLI, RAMON GOMEZ DE LA SERNA
I grandi umoristi di inizio 1900 si incontravano a Parigi, ed in particolare nei caffè dei grandi Boulevards. Seduti a tavoli ricolmi di bottiglie di vino e di pastis si confrontavano fra loro, promuovevano nuovi progetti sia in campo letterario che cinematografico, si scambiavano consigli. In contrapposizione all'Accademia Francese che disdegnava gli umoristi, perché allora, come oggi, l'umorismo era considerato di secondo piano rispetto alla letteratura "seria", fondarono l'Accademia Francese dell'Umorismo (su iniziativa di Gabriel de Lautrec). Ben presto accolsero anche illustri membri non francesi; il primo fu Charlie Chaplin, o meglio Charlot, quindi venne lo spagnolo Ramon Gomez de la Serna ed infine gli italiani Pitigrilli e Bontempelli. Il promotore dell'ampliamento dell'accademia ad umoristi non francesi fu proprio Cami che convinse gli altri accademici (Courteline, Tristan Bernard, Xanrof, Zamacois, Clement Vautel, la Fouchardière, Levy, Valabrègue) a candidare come rappresentante dell'umorismo americano "Charlot", che accettò con entusiasmo l'onore. Da sempre Cami era stato un ammiratore di Charlot, tant'è vero che nel 1917 era apparso in Francia un numero speciale della rivista "La baïonette", dal titolo: "Charlot corrispondente di Guerra" con testi e disegni di Cami. Il racconto iniziava con la dedica:
"A Charlie CHAPLIN.
A CHARLOT, imperatore del Cinema
Il suo ammiratore e amico
CAMI"
Nel racconto Charlot, assunto da un giornale americano per andare sul fronte e fare dei "reportage" sulla guerra, incontra il Kaiser e lo intervista. In verità l'incontro era stato organizzato da un giornalista della rivista concorrente che aveva ingaggiato per l'occasione un sosia di Guglielmo. Ne risulta un'intervista assolutamente surreale che, nonostante sia falsa, permette al giornale di Charlot di fare 315 edizioni lo stesso giorno. Questo racconto di Cami del 1917 è stato fondamentale per la produzione cinematografica di Chaplin in quanto influenzerà la realizzazione del film "Charlot Soldato" (Shoulder Arms - 1918), nel quale vi è l'incontro tra due personaggi: Charlot ed il Kaiser, così come ipotizzato da Cami nella sua storia. Ma non è stato il solo "spunto" che Cami ha dato a Chaplin. Ricordate in "Tempi Moderni" la scena in cui Chaplin è risucchiato nell'ingranaggio della macchina? Ebbene la scena è originale per il cinema, ma non lo è per i lettori di Cami che, nella citata rivista "La baïonette", avevano letto di come la maglie e la suocera di Charlot fossero finite negli ingranaggi della macchina che produce conserve.
Pertanto è logico supporre che anche questa scena sia da ricondurre alla fantasia di Cami e non già a quella di Chaplin che l'ha semplicemente resa "visiva" al grande pubblico. Chaplin conosceva bene Cami, come ricorda egli stesso nel volume "My Wonderful Visit" (Charlot, Io e Voi (memorie), Corbaccio, 1930, pag. 175) in cui narra dei suoi viaggi in Europa allorquando si incontrò, tra gli altri, con Cami (anno 1921). Anche Cami narra del suo incontro con Chaplin in una intervista riportata nel volume "Cami" a cura di Michel Laclos. Di quell'incontro esiste anche una versione a cura di Vittorio Guerriero, che si riporta integralmente. "... Quando Charlot arriva a Parigi corre subito incontro a Cami e Cami corre subito incontro a Charlot non appena è a conoscenza che quest'ultimo è giunto a Parigi. Delle volte, i due amici si vanno incontro così vertiginosamente che non si incontrano affatto. Ciò malgrado, riuscirono una volta ad incontrarsi. Si parlarono sospesi al settimo piano, nell'ascensore dell'Hôtel Clardige.
- Da alcuni anni a questa parte, non mi incontro coi miei amici che nelle cabine degli ascensori - disse Charlot. - Sui pianerottoli non è possibile a causa delle ammiratrici e dei cacciatori di autografi.
- E devi concederne molti degli autografi?
- Moltissimi, ma per fortuna ho imparato a fare la mia firma contemporaneamente con tutte e due le mani e realizzo così un risparmio aurografico del cinquanta per cento - spiegò ancora Charlot. ..." (in "Le Grandi Firme" n. 85 del 1° gennaio 1925).
Negli anni venti era comunque risaputo nell'ambiente degli umoristi più famosi, che facevano anche parte dell'Accademia dell'Umorismo, che Cami era stato uno degli ispiratori dell'opera di Chaplin come confermato anche dal noto umorista italiano Pitigrilli che nelle sue memorie narra: "Charlie Chaplin ha fatto ridere l'universo, ma lui non ride quasi mai. Il solo che sia riuscito a farlo ridere è lo scrittore francese Cami. Ho voluto conoscere Cami ..." (in Pitigrilli parla di Pitigrilli).
Ora Cami non appare neppure nell'elenco degli autori francesi illustri, eppure per circa un trentennio è stato un "grandissimo", basta leggere il testo che riportiamo per farsene un'idea.
Nell'articolo "CAMI, l'uomo più divertente di Parigi" Vittorio Guerriero così si esprime: "Uno psichiatra tedesco si è divertito a fare una statistica ed è riuscito matematicamente a stabilire che, nel cervello di Cami, ci sono ancora 3.344.472.621 trovate mirabolanti, da sviluppare in altrettante mirabolanti novelle, mentre nella cassaforte americana di Henri Ford non ci sono che 3.355.472.611 banconote da un dollaro. Cami è dunque più ricco di Ford. I medici parigini raccomandano costantemente ai loro clienti di prendere sempre fiato, prima di affrontare la lettura di un finale di Cami. Molti lettori di Cami usano invece far testamento prima della lettura: non si sa mai. Le freddure di Cami appartengono alla sottospecie apoplettica, categoria: pericolo di morte. Le novelle di Cami, sono nella letteratura divertente, quello che sono le terze rotaie nelle ferrovie metropolitane." ( "Le Grandi Firme" rivista citata).
Ma torniamo agli umoristi che frequentavano i Boulevards parigini, a cominciare da Pitigrilli, corrispondente in Francia di una nota rivista italiana. Dopo aver incontrato Cami, ricevette da lui una telefonata: "sapete perché avete scelto come pseudonimo Pitigrilli?" - infatti il suo vero nome era Dino Segre - Pitigrilli rispose: "ci terrei a saperlo ... a chi mi domanda perché firmo Pitigrilli, ho dato tante risposte cervellotiche che sarei felice di sapere anch'io finalmente la verità." "La verità - replicò Cami - me l'ha detta un nostro collega che in questo momento è a Parigi e vi vuol conoscere. Ha detto che firmate Pitigrilli per avere quattro volte di seguito l'occasione di mettere i "punti sugli i". - "Ho capito. Non può essere altri che Ramon Gomez de la Serna." (in Pitigrilli parla di Pitigrilli). Pitigrilli non sbagliava! Era stato avvantaggiato dal fatto di conoscere già Ramon Gomez de la Serna di cui aveva pubblicato estratti del libro "Senos" e alcune "greguerias" sulla rivista "Grandi Firme". A questo punto serve un altro inciso per spiegare che cosa sono le "greguerias". Le potremmo definire battute fulminanti, eccone alcune raccolte da Pitigrilli (in: Pitigrilli, dizionario antiballistico):
- Sempre mancherà alla raccolta del filatelico il francobollo del Regno dei Cieli.
- La donna teme per il suo mantello di pelliccia, come se l'animale selvaggio che lo possedeva nel bosco non si fosse mai bagnato nei torrenti.
- D'ora innanzi si faranno le operazioni con il "radar", affinché non si perdano i ferri dentro al paziente.
I tre grandi umoristi: Cami, de la Serna e Pitigrilli, iniziarono a fare progetti comuni, in primis una commedia universale firmata da tutti e tre. Ma come ricorda de la Serna nel suo "Retratos contemporaneos" (inedito per l'Italia). "Vano progetto! Pitigrilli arrivava sempre stanco e crollava sulla poltrona, adducendo come cinica scusante di essere rimasto in compagnia di una bellissima donna che lo aveva esaurito nell'immaginazione e nella conversazione."